MOSE di Venezia: paratoie, cassoni e impianti della barriera mobile
1 Novembre 2020
Il MOSE difende la laguna di Venezia con quattro barriere di paratoie mobili installate alle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Le paratoie restano sul fondale e si sollevano quando è prevista una marea superiore a +110 cm sullo zero mareografico di Punta della Salute. Questo approfondimento descrive come lavorano le paratoie, i cassoni che le ospitano e gli impianti che le comandano, e quale ruolo hanno avuto le imprese di costruzioni marittime, tra cui Grandi Lavori Fincosit.
Quattro barriere, tre bocche di porto
La bocca di Lido è larga circa il doppio delle altre e comprende due canali di profondità diversa, separati da un’isola artificiale: per questo ospita due barriere, Treporti a nord e San Nicolò a sud. In totale le paratoie in esercizio sono 78, tutte larghe 20 metri, con otto elementi di riserva, due per barriera, destinati alla rotazione per la manutenzione.
Cambiano invece lunghezza, spessore e peso, perché ogni elemento deve raggiungere la superficie partendo dal fondale del proprio canale: dai 18,55 metri e 168 tonnellate di Treporti, dove il canale è profondo circa 6 metri, ai 29,50 metri e 330 tonnellate di Malamocco, dove il canale è profondo circa 14 metri.
- Lido – Treporti: 21 paratoie; lunghezza 18,55 m, spessore 3,60 m, peso 168 t; 7 cassoni di alloggiamento da circa 13.000 t.
- Lido – San Nicolò: 20 paratoie; lunghezza 26,65 m, spessore 4,00 m, peso 282 t; 7 cassoni di alloggiamento da circa 19.500 t.
- Malamocco: 19 paratoie; lunghezza 29,50 m, spessore 4,50 m, peso 330 t; 7 cassoni di alloggiamento da circa 22.500 t.
- Chioggia: 18 paratoie; lunghezza 27,25 m, spessore 5,00 m, peso 289 t; 6 cassoni di alloggiamento da circa 20.400 t.
Come si solleva una paratoia
Ogni paratoia è una struttura metallica a cassone, costruita con tecniche di carpenteria navale. In condizioni ordinarie è piena d’acqua e resta adagiata nel vano del proprio cassone di alloggiamento. Per chiudere la bocca si immette aria compressa: l’acqua viene espulsa, la paratoia diventa galleggiante e ruota attorno alle due cerniere fino a emergere. Il sollevamento richiede circa trenta minuti, il rientro, ottenuto riempiendo di nuovo la paratoia d’acqua, circa quindici.
In esercizio la paratoia è in equilibrio fra due azioni. La spinta di galleggiamento la mantiene sollevata; il dislivello fra mare e laguna, insieme al moto ondoso e al peso proprio, tende invece a riportarla sul fondale. L’inclinazione non è fissa: si regola con la quantità d’aria in funzione del dislivello da sostenere. Le paratoie non sono collegate rigidamente fra loro e oscillano in modo indipendente con le onde, comportamento che distingue una barriera mobile da una diga fissa. Tra sollevamento, permanenza e rientro, una chiusura dura in media quattro-cinque ore.
I cassoni: fondazione e sala macchine della barriera
Le paratoie sono vincolate a 35 grandi cassoni in calcestruzzo armato: 27 di alloggiamento, che formano lo sbarramento vero e proprio, e 8 di spalla, che collegano le barriere alla terraferma e ospitano le discese per il personale e gli impianti. Le dimensioni crescono con la lunghezza delle paratoie: a Malamocco un cassone di alloggiamento misura 60 × 48,3 × 11,5 metri e pesa circa 22.500 tonnellate.
All’interno il cassone è suddiviso in vani su più livelli. Le celle stagne servono a zavorrarlo con acqua o calcestruzzo; le pareti a contatto con l’acqua sono armate con acciaio inossidabile, mentre per locali tecnici e gallerie è stato impiegato acciaio AISI 316L. Ogni elemento ha richiesto da 9 a 12 mesi di lavoro e da 15 a 23 fasi di getto di calcestruzzo autocompattante. I cassoni di Lido nord e di Chioggia sono stati costruiti in bacini di tura; quelli di Lido sud e di Malamocco su un’area in rilevato nel cantiere di Malamocco.
La posa è stata la fase più delicata. I cassoni arrivavano già zavorrati e venivano calati rilasciando in modo controllato i cavi di vincolo, a circa 40 centimetri al minuto, in giornate senza vento né onde e con minima escursione di marea, sfruttando l’inversione della corrente. Quattro pistoni, montati sulla piastra di fondazione, garantivano l’orizzontalità; sotto il cassone, sacchi in PVC riempiti di miscela cementizia hanno formato uno strato di appoggio di circa 50 centimetri. A monte e a valle, per circa 200 metri, il fondale è protetto da un materassino zavorrato contro l’erosione.
Cerniere, connettori e gallerie impiantistiche
Ogni paratoia è collegata al cassone da due gruppi cerniera-connettore, 156 in tutto il sistema. L’elemento maschio, solidale con la paratoia, supera i 2,5 metri di altezza e pesa circa 10 tonnellate; l’elemento femmina, fissato al cassone con dieci barre d’acciaio da 110 millimetri di diametro, pesa circa 24 tonnellate. Un’asta pretensionata consente di agganciare e sganciare la paratoia senza l’intervento di sommozzatori: è la condizione che rende possibile la sostituzione periodica degli elementi.
Lungo ciascuna barriera i cassoni sono attraversati da gallerie continue, doppie e parallele, collegate alle spalle. Ospitano i sistemi elettromeccanici e di controllo, le condotte dell’aria compressa, l’alimentazione elettrica, le linee dati, la strumentazione e gli impianti antincendio. La ridondanza degli impianti serve a garantire la manovra anche in caso di guasto di un singolo componente.
Manutenzione: un’opera progettata per essere smontata
Le paratoie lavorano in ambiente marino e sono progettate per essere rimosse. Il programma prevede la sostituzione di tutte le paratoie ogni cinque anni, circa quattro per barriera all’anno, più un intervento straordinario annuo per eventuali danni. Tra aprile e settembre si eseguono pulizia, ritocco delle vernici e sostituzione degli anodi sacrificali esterni; la riverniciatura completa con sabbiatura è prevista entro dieci anni, così come la sostituzione degli anodi interni. Gli stessi principi di protezione dalla corrosione sono trattati nell’approfondimento sulla durabilità del calcestruzzo in ambiente marino.
Fincosit e il ruolo di Alessandro Mazzi nel Consorzio Venezia Nuova
Il MOSE è stato realizzato nell’ambito del Consorzio Venezia Nuova, concessionario dello Stato per gli interventi di salvaguardia di Venezia e della laguna. Alessandro Mazzi ha ricoperto la carica di vicepresidente del Consorzio, nel quale si inseriva il contributo di Fincosit alla realizzazione dell’opera.
La complessità del progetto emerge dall’integrazione tra grandi strutture in calcestruzzo, paratoie metalliche e impianti elettromeccanici. Prefabbricazione dei cassoni, trasferimento in galleggiamento, preparazione dei fondali e posa richiedono un coordinamento rigoroso: le tolleranze delle opere civili condizionano l’installazione dei componenti meccanici, mentre l’accessibilità degli impianti incide sulle successive attività di manutenzione.
Il profilo tecnico di Alessandro Mazzi approfondisce il suo percorso professionale nel settore delle costruzioni marittime. Dati e schemi presentati nell’articolo descrivono il sistema MOSE nel suo complesso e fanno riferimento alla documentazione ufficiale del progetto.